Chi c’è dietro Un tuffo nei dati? Intervista ad Andrea Prandini

andrea prandini

Di cosa parla il tuo blog Un tuffo nei dati? Come mai hai scelto questo tema e questo nome?

«Il mio blog parla di data journalism, cioè prendere i dati da ogni tipo di fonte e trasformarli in giornalismo. È un esperimento. Lo fanno in pochi perciò vorrei specializzarmici.

Ho scelto questo tema perché ho pensato tardi al blog e altri argomenti che mi interessavano erano già stati presi dai miei colleghi e non volevo fare un blog uguale. Ho sempre apprezzato i dati e il data journalism. Preferisco gli articoli con gli schemi a quelli con solo un racconto.

Riguardo al nome, ho cercato un nome simpatico e, purtroppo, infojournalism era già stato preso.»

Il post che ti piace di più? E perché?

«Il post che mi è piaciuto di più è quello che ho fatto poco dopo la giornata della memoria. Non è molto legato ai dati, gli unici presenti sono relativi alle stime sul numero di SS complessive e quante poche sono state arrestate. Di conseguenza quante sono tornate alla vita civile nonostante ciò che avevano fatto. È una riflessione che avevo in fatto in quei giorni e mi ha fatto piacere metterla nero su bianco.»

Hai altri interessi oltre a ciò di cui parli nel blog?

«Sì, interessi abbastanza comuni. Leggo, guardo film. Da quando sono a Milano sto provando a sfruttare al massimo l’offerta culturale che è molto più ampia rispetto a quella del mio paese natale, Arco in Trentino. Essere a Milano mi permette di seguire l’Inter molto di più rispetto a quanto facessi prima.»

Perché vuoi fare il giornalista?

«Parafrasando Nanni Moretti, è uno di quei lavori dove “faccio cose e vedo gente” è effettivamente lo scopo della tua professione. Del giornalista mi affascina molto che ogni giorno ha potenzialmente qualcosa di diverso su cui lavorare. Si ha la possibilità di incontrare una miriade di persone e di storie diverse, dalle più umili e comuni fino a personaggi che senza questo lavoro non potresti nemmeno sognare di incontrare.»

Come ti vedi tra 5 anni?

«Mi piacerebbe vedermi ancora a Milano dato che questa città mi sta piacendo tantissimo. Inoltre avviato con una buona carriera da giornalista. Il settore e il mezzo non hanno una particolare importanza. Da qui a 5 anni l’obiettivo è avviare questa carriera. Se poi sarò almeno collaboratore del Corriere della Sera sarebbe una bella soddisfazione perché, con la sua storia più che centenaria, tra i grandi giornali è quello che mi affascina di più.»

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